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ASPETTI DELLA TRADIZIONE POPOLARE        ELENCO DEI PARROCI DELLA PARROCCHIA

DOCUMENTAZIONE STORICA DELLA PARROCCHIA

(da Le chiese parrocchiali della Diocesi di Bologna.
Ritratte e descritte, Tomo secondo, Bologna 1847, N. 61
).

N

on è facile cosa il conoscere l’etimologia ed origine di quei nomi che s’ebbero da gran tempo alcuni luoghi specialmente nella Provincia di Bolognese. Imperocchè desumendosi il nome per lo più dalle località, o da alcun fatto ivi accaduto, o dal possesso che n’ebbe alcuna famiglia; ne avviene che od essendosi immutato coll’andare del tempo l’aspetto del luogo, o dimenticato il fatto storico che ivi accadde, o spenta la famiglia dalla quale ritrasse il nome, ogni originaria nozione relativa totalmente sparisca. Aggiungerei che essendo stata codesta regione dominata dai Celti, dagli Etruschi, da

i Romani, dai Longobardi, forse li primi diedero il nome a rispettivi luoghi esprimenti la loro ubicazione, nome che da sopravvenienti conquistatori fu per avventura nella loro lingua tradotto, ovvero corrotto ed alterato, e così a mano amano finché fosse spenta ogni idea di sua origine.

Allorché però lo studio sulla sua origine de’ nomi non serva ad illustrare e documentare la storia, e si abbia da ridurre a semplice congetturale erudizione è d’essa ben servile impresa ed inutile. Lasciando dunque a parte la derivazione del nome di Funo, passiamo a quant’altro questa parrocchia riguarda.

È situata la Chiesa di Funo sette miglia e mezzo da Bologna fuori della Porta Galliera sulla via che conduce sa S. Giorgio. La Parrocchia è circoscritta da quelle di Casadio, Stiatico, Castagnolino minore, S. Marino, Sabbiuno, Castel Maggiore e Bondanello ed il di lei territorio è sottoposto al Governo di Castel Maggiore, e conta questa Parrocchia circa 750 abitanti. Fertile è il di lei suolo, e la robusta vegetazione delle Piante specialmente ne fanno prova. Forse ne’ bassi tempi dopo l’invasione de’ Barbari soggiacque al destino di gran parte della circostante regione  ove fugati e spenti gli agricoltori per ferro o per peste venne per lungo tempo abbandonata e inselvatichita, o venne alle condizioni di Padulle ridotta. Ma poiché ebbero fine le barbariche invasioni, e sminuirono le forze delle accanite fazioni delle Bande de’ Condottieri e quindi si fece luogo a pacifiche cure. S’intese precipuamente alla prima delle arti, all’agricoltura. E non è difficile che li Monaci Benedettini che nell adjacente Bondanello avevano que’terreni rabbonati curassero ancora il bonifico di questi, o servissero di esempio ad altri Agricoli, specialmente prevalendosi con artati sedimenti di limo e Torbe a ricomporre l’ineguale terreno a coltivazione, convogliando le superflue acque in non lontano condotto.

Ignorandosi il tempo nel quale sorse la chiesa, ma argomento d’induzione a ritenere che o fosse sul cadere del decimo secolo, o sul principiare dell’undicesimo la di lei prima costruzione, se vuolsi avvertire che questa fu alla forma delle primitive Chiese volta cioè col Presbiterio all’Oriente e col restante all’Occidente, e fra loro dette parti separate com’era costume di quei primi tempi. Né abbiamo di essa altra storica contezza più antica del 1300 raccolta dalle memorie delle Famiglie Galluzzi e Nerini, alla prima delle quali appartenne un tempio il di lei giuspatronato. Si conosce in seguito come nel 1435 passasse un tale giuspatronato da Francesco Majoni ed Ugolino Galluzzi, e come nel 1501 si concentrasse un tale diritto in certo Giovanni Lelli discendente Majoni il quale donollo in appresso al Conte Antonio da Panico, ed il Nipote di questo Francesco di Marcello l’alienò nel 1548 a Sebastiano Melloni il cui erede Antonio Caravaggi ne fece donazione nel 1615 all’inallora parroco di Funo Don Giovanni Bonagrazia, e li eredi di qust’ultimo il giuri spadronato in discorso donarono nel 1649 al Canonico Alessandro Ghisilieri che nel 1665 lo trasmise per atto di donazione a Rogito di Guglielmini Bartolommeo al Senatore  Guido Ascanio Orsi. Per la morte poi del Senatore Camillo Orsi ultimo di tale patrizia famiglia cadde per intestata successione il diritto suddetto nel Marchese Giacomo Magnani il quale nell’ultimo suo Testamento delli 14 Aprile 1799 avendo costituito i suoi eredi li Signori Gio. Battista del fu Ugolino, e Giacomo del fu Francesco Tuberini, a’ medesimi loro successori venne il Giurispadronato suddetto con li altri diritti ereditarii devoluto.

Era questa Chiesa soggetta da prima alla Pieve di S. Giorgio, ma l’immortale Pontefice Prospero Lambertini Benedetto XIV con Bolla delli 12 Maggio 17 eresse la Chiesa suddetta in Arcipresbiterale e Plebanale togliendola alla giurisdizione della Pieve di S. Giorgio. L’attuale  Ottobre Arcivescovo di Bologna Eminentissimo Carlo Oppizzoni con decreto confermando il suennunciato svincolo di giurisdizione, sottopose alla Chiesa di Funo la Parrocchiale de’ Santi Filippo e Giacomo di Casadio, sottraendola al Plebanato della Chiesa di S. Giorgio, e dichiarandola  vicariale.

Guasta da tempo e cadente venne restaurata per la prima volta da un certo Don Gio Antonio . Toma da prima Arciprete di S. Pietro in Casale, e che passò a quella di Funo nel 1717. La innalzò egli quasi a quell’altezza che in oggi apparisce costruendovi il soffitto a volta, Eresse delle fondamenta il Coro e la Sagrestia. Cinse di mura il Cimitero. Ornò il Piazzale di Fronte alla Chiesa di colonnette, muri, e pilastri, e di una statua d’uno dei titolari della Chiesa s. Nicolò pregevole opera dello scultore Giuseppe Mazza. Ma nel 1730 era accaduto a questa Chiesa quello che per lo più suole accadere alli Edifizi nell’innalzamento de’ quali vuolsi conservare il vecchio, conciossiaché forse anche per imperizia di chi presiedette a que’ primi restauri, li muri della Chiesa minacciavano ruina. A prevenirla però accorse l’ottimo zelante di lei Arciprete di quel tempo Don Francesco Maria Machelli, che non solo fu pago di rinforzare e rinnovare il cadente togliendola così al pericolo, ma nell’anno seguente pose mano a lavori interni e proseguilli sino al 1742. Rinnovò l’antica Cappelletta del Battistero, eresse la Cappella maggiore che rispondesse al ritmo dell’esistente edifizio. Sorse per esso la Tribuna sopra la Cappella maggiore, e da fondamenti il Coro, rinovossi la Sacrestia, e si alzò il fornice dell’intera Chiesa di Piedi 6 Bolognesi. Così abbellito e decorato il Tempio fu consacrato nel 1742 dal Vescovo Scarselli.

Questa Chiesa abbenchè non possa ritenersi a modello di eleganza architettonica, pure non è senza un certo buon gusto di forme tanto più ammirabile, quanto che si volle conservare nel suo ingrandimento e rafforzamento quanto si poté di vecchia costruzione il che impedisce per lo più quell’armonia delle parti che può ottenersi in un edificio di nuove per intero eretto. Oltre la Cappella maggiore hannovi altre quattro Cappelle minori. Adorna l’area maggiore di un Quadro rappresentante li Santi Nicolò e Petronio titolari della Chiesa lavoro del Calvi detto volgarmente il Sordino. È sacra la prima minore Cappella alla B. V. del Rosario e li misteri di esso effigiati all’interno della Immagine dipinta dal detto Sordino sono opere de’valenti scolari della scuola Caraccesca, e tre di questi sembrano lavori di uno delli stessi Caracci, di Lodovico. La seconda è consacrata al precursore S. Giov. Battista, ed in questa esiste il Sacro Fonte, privilegio antico di questa Chiesa e che nelli andati tempi a poche Chiese era concesso. È la terza dedicata alla B. V. del Carmine, S. Rocco e S. Antonio da Padova. Si venera nella quarta un Crocefisso, bellissimo lavoro a stucco d’incerto autore. Sottoposta all’Altare del Rosario raccolte in un Urna posano Ossa e Cranio ed Ampolle di Sangue degl’illustri Martiri S. Felice e Valente.

Il fornice delle Cappelle è graziosamente dipinto a fresco da uno de’ primi ornanisti de’ nostri tempi Caponieri. Compie l’elegante insieme di questa Chiesa  una marmorea balaustra al maggior altare con mensa e gradini parimenti di marmo, ed Ara tanto in questa Cappella che nelle altre di così detta variata scagliola a simulato marmo ed Organo insigne anche pe’ svariati Istrumenti. Ha pure a dovizia di ogni necessaria e ricca suppellettile al divin culto occorrente talch'è questo tempio nulla lascia a desiderare sì per questa parte, come per la nettezza ed eleganza.

Esistono nel Circondario di questa Parrocchia tre Oratori  il primo dedicato a S. Stefano Protomartire di antichissima erezione tenuto da prima da Monaci Casinesi, indi da Monaci di S. Giorgio in alega di Venezia, ed ora della Famiglia Zambonelli. Il secondo dedicato a S. Lorenzo già di proprietà Orsi ed ora Berti. Il terzo sacro a S. Francesco Saverio della nobile Famiglia Agucchi. Li due primi sono antichissimi e nel 1200 erano Parrocchie. Circa a signorili civili edilizj non ve n’ha alcuno che meriti speciale menzione. È a sperare anzi fermamente credere che l’attuale zelantissimo Arciprete di questa parrocchia Molto Reverendo Don Giovanni Lorenzini, voglia non solo curare la conservazione di tutto è quanto avventurosamente in sì felice stato rinvenne, ma darà opera a provvedere tuttochè potesse in seguito al maggior lustro di tal Chiesa desiderarsi.

                Dott. L. A.