EUCARISTIA: UN DONO DI COMUNIONE Introduzione Per parlarvi brevemente del tema sceglierei di descrivere l’eucaristia con due parole: DONO e COMUNIONE. ® L’eucaristia è un dono di comunione per la Chiesa Quindi un dono in vista di una comunione in due direzioni: verticale (verso Dio) e orizzontale (verso i fratelli). Che dell’eucaristia si possa parlare come di un «dono» non è difficile sostenerlo: nei racconti dell’istituzione (sono 4, tre nei Sinottici e quello paolino che troviamo in 1Cor 11) il verbo «dare» («spezzare per», «versare per») viene usato più volte sia per il pane, sia per il vino. ® Si legge il racconto dell’istituzione (Mc 14) Gesù «dà» il suo corpo, lo «spezza per» i discepoli e «dà» il suo sangue, lo «versa per» i discepoli e per tutti gli uomini. Gesù «dà» se stesso, fa dono ai discepoli della sua stessa persona sotto i segni sacramentali per creare «comunione» tra sé e ogni discepolo e tra i discepoli (la comunione nella Chiesa). A loro consegna questo «gesto» perché ne facciano memoria («fate questo in memoria di me») a beneficio di tutti. L’eucaristia nella vita del Gesù storico Il Gesù storico ha compreso la sua fine tragica? le ha dato un senso (come ha vissuto la sua passione e morte)? Quale? Si è ormai piuttosto unanimi nel ritenere che Gesù: ® Avesse previsto di andare incontro alla morte, ® Fosse cosciente che tale morte si accordava con la sua missione di inviato di Dio (secondo le profezie dell’AT) ® Abbia dato ad essa valore salvifico. ® Che tale senso sia stato da lui anticipato a una ristretta cerchia di discepoli nel gesto di istituzione dell’eucaristia H. Schürmann: l’esistenza del Gesù storico è stata una «pro-esistenza», ovvero una vita «per gli altri». Questo tema coglie perfettamente l’idea dell’eucaristia come dono di comunione: ® La «donazione» di sé che Gesù ha praticato in tutta la sua vita l’ha come «fissata» e resa per sempre presente e operante nel «gesto» col quale ha istituito l’eucaristia. I Vangeli sinottici, ponendolo alla fine, invitano a leggere il racconto dell’ultima cena alla luce di tutto quanto Gesù ha vissuto prima: istituendo l’eucaristia «nella notte in cui fu tradito» egli ne fa una «ricapitolazione di tutta la sua esistenza». W. Kasper: «Le parole e i gesti di Gesù, così come ci sono stati tramandati, si pongono completamente nella linea del suo insegnamento e del suo messaggio. Sono gesti e parole che solo sullo sfondo della vita di Gesù si possono comprendere nella loro logica più profonda». ® L’eucaristia non è un rito magico … ® Non si può avere un’intelligenza dell’eucaristia (comprensione) senza conoscere la vita di Gesù … per il cristiano la preghiera e il rapporto con la Scrittura sono fondamentali. L’eucaristia «anticipata» nella vita terrena Si può senz’altro dire che il comportamento di Gesù nella sua vita terrena esprime, seppure in forme diverse, già un «dono continuo di sé» agli altri. Lo stile di Gesù, nell’attestazione evangelica, è inconfondibilmente una auto-donazione esistenziale: la sua appare una vita spesa in favore degli altri, dei peccatori e degli esclusi. ® Egli ha coscienza che il Padre lo abbia inviato proprio per questo: per predicare il Vangelo ai poveri (che siamo noi) L’autodonazione sacramentale nel cenacolo L’auto-donazione praticata da Gesù lungo tutta la sua vita trova nel cenacolo, alla vigilia della sua passione e morte, la «condensazione» nei segni del pane e del vino consacrati. I gesti dell’istituzione sono gesti e parole di «dono»: 1. Il suo corpo come vita donata: ® Come persona vivente, antropologia semitica (non greca: NO dualismo). Gesù dona tutto se stesso, non parte ® Con connotazione sacrificale (Ebrei): persona che si dona totalmente in sacrificio spirituale e cruento. 2. Il suo sangue come vita donata in sacrificio ® L’equivalenza sangue=vita è attestata nell’AT e nel NT ® Nel NT non tanto la vita fisica del Cristo, ma la sua donazione suprema e salvifica («il sangue di Cristo»). ® Idea del martirio. Nei racconti dell’istituzione «corpo» e «sangue» designano l’intera persona di Gesù nel suo atto supremo del donarsi. Un corpo, una vita, nello stato di donazione radicale … «Questo è il mio corpo dato per voi»; «questo è il mio sangue versato per voi». Una vita per gli altri; una morte per gli altri. Per la nuova ed eterna Alleanza «Questo è il mio sangue dell’alleanza» (Mt 26,28; Mc 14,24); «questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che viene versato per voi» (Lc 22,20; 1Cor 11,25). L’effetto della donazione di Gesù nella sua passione e morte, si istituisce la «nuova ed eterna alleanza» tra Dio e l’umanità. Importante: Gesù compie il gesto celebrando la pasqua ebraica. Gesto è simbolico che esprime la volontà di ri-sostanziare la prima alleanza, di volerla portare a compimento. Alleanza: lo spazio della comunione tra Dio e il popolo che significa pienezza di vita per l’uomo (benedizione). La nuova Alleanza, stipulata nel corpo e sangue del Messia, è definitiva: il gesto di Gesù inaugura il tempo escatologico. In vista di una comunione … La comunione che l’eucaristia realizza è al tempo stesso individuale (del singolo fedele) e comunitaria. Il cristiano che riceve il corpo sacramentale di Cristo viene unito intimamente a lui (unione trasformante) e insieme ai fratelli (Chiesa). ® L’unione dei molti con una singola persona porta alla unione fra i di loro di questi molti (come i molti chicchi di grano prima dispersi poi macinati per fare l’unico pane; o i molti acini d’uva pigiati per mescersi nell’unico vino). Nell’eucaristia anche noi doniamo la nostra vita ponendola nell’unico gesto di Gesù per la salvezza del mondo. Il pane e il vino, frutti della terra (doni di Dio) e del lavoro dell’uomo lo rappresentano (come rappresentano tutta la materialità). La forza del «memoriale» «Fate questo in memoria di me». Celebrare l’eucaristia non significa semplicemente ricordare un evento del passato: significa renderlo PRESENTE ( è questo il senso del «memoriale» ebraico). Gesù consegna ai suoi discepoli la «trasposizione» sacramentale del suo gesto di donazione radicale, perché questo rimanga presente e operante nella storia a favore di tutta l’umanità. Non si tratta dunque di una ripetizione del gesto … si tratta di una comunione trasformante con lo stesso gesto libero di CONSEGNA (di cui Gesù è autore, perché dona la vita nella libertà). «Fate questo» ha due significati: 1. rituale: la celebrazione liturgica dell’eucaristia. La Chiesa celebra nella storia questo gesto d’amore che ha trasformato per sempre la storia stessa: per questo dono più forte della morte rende grazie a Dio. 2. esistenziale: donate voi stessi («amatevi COME io vi ho amati»). Si tratta di accogliere, passo dopo passo, la vita di Gesù in noi, di lasciarci trasformare da lui … la vita cristiana è un cammino di conversione e di apertura del cuore al dono d’amore che Dio ci fa.
Catechismo dell’infanzia La StrutturaPercorso di quattro anni, dall’inizio della seconda fino alla fine della quinta elementare. Il Programma Il programma fa riferimento a quanto suggerito nel catechismo per l’iniziazione cristiana della C.E.I. Indicativamente per le classi di II e III elementare si segue il testo “Io sono con voi”, per le IV “Venite con me” e per le V “Sarete miei testimoni”. Ogni gruppo poi utilizza sussidi per la catechesi. La Messa dei bambini Ogni sabato a turno un gruppo di catechismo si occupa del servizio all’altare L’incontro di catechismo Fino ad oggi si sono formati 2 gruppi di catechesi per ogni classe (seconda, terza, quarta, quinta). Ogni gruppo è costituito da una ventina di bambini e gli incontri si svolgono prevalentemente all’interno di un’aula. Lo svolgimento dell’incontro di catechismo viene adeguato all’età dei bambini, con l’obiettivo di educarli all’ascolto attraverso attività che suscitino l’interesse nei riguardi dell’argomento trattato e che non siano ripetitive (ad es. cartelloni, letture drammatizzate, visione di audiovisivi, attività manuali, momenti di preghiera, canti, momenti di catechesi aperte alle famiglie, gioco, ecc.) I rapporti con le famiglie Ogni gruppo gestisce in maniera indipendente il rapporto con le famiglie. Solitamente i catechisti incontrano i genitori 2-3 volte nel corso dell’anno catechistico, anche per momenti di condivisione conviviale (uscite, cene).
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